10.09.06

Tragedie di casa nostra: Il Vajont

Pubblicato su Accadde oggi, Immagini, Notizie e politica, Riflessioni..., Scienza e Natura a 12:05 pm di Stefania

In questa fotografia possLongarone prima del 9/10/63iamo vedere Longarone, un paese in provincia di Belluno, prima del 9 ottobre del 1963.

Cosa accadde quel triste giorno?

Una frana distaccatasi dal Monte Toc e precipitata nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, provocò la distruzione di Longarone, ed investì i vicini paesi di Castellavazzo, Erto e Casso, danneggiamenti subirono anche i paesi di Codissago, Pirago, Faè e Rivalta.

Il bilancio delle vittime fu altissimo: 1917 morti dei quali 1450 solo a Longarone.

Ma come è potuta accadere una tragedia simile?

La catastrofe è così descritta dalla Relazione della Commissione di inchiesta nominata dal Ministro dei Lavori Pubblici:

“Alle ore 22,39 del 9 ottobre 1963 il movimento franoso delle pendici del Toc, già in atto, assumeva un andamento percipite, irruento, irresistibile. L’acqua del lago artificiale subiva una formidabile spinta: con andamento di 50 Km all’ora la frana avanzava, raggiungeva la sponda destra della diga, urtava contro questa e vi scorreva sopra. La tremenda pressione della massa spostava un volume di 50 milioni di metri cubi d’acqua. Un’ondata spaventosa si sollevava fino a 200 metri, per ricadere in parte verso la diga, superandola, per proiettarsi, poi, tumultuosa, verso la valle del Piave. Irrompeva, così, sventagliandosi, flagellando, violenta, rapida – 1600 metri in quattro minuti circa – sull’ampio scenario che si chiude di sotto. Le luci, palpiti di vita di Longarone, di Pirago, delle sponde di Fornace, di Villanova, di Faè, dei borghi di Castellavazzo, dalla cartiera allo sbocco della gola, improvvisamente si spengono: con esse migliaia di vite umane. Il fiume improvvisamente ingrossato, assume aspetto di piena mai vista… Cinque rapidi minuti sono stati sufficienti al compiersi della tragedia… Sullo scenario di morte, sovrastava, intatta, la diga, creazione umana, non vinta, ma superata dalla natura.”

Longarone dopo il 9/10/1963

Ed ecco Longarone come si presentava dopo la tragedia.

Il progetto del Vajont viene ideato dalla SADE (Società Adriatica di Elettricità),in seguito acquisita dalla neonata Enel(Ente Nazionale Elettricità). Lo scopo del progetto era quello di creare una riserva di acqua che permettesse di sfruttare la potenza idrica per portare energia elettrica a Venezia, anche nei periodi di secca dei fiumi. La gola del torrente Vajont (che nasce dalle Alpi carniche e si immette nel fiume Piave, costeggiando il Monte Toc, a cavallo della provincia di Belluno e della provincia di Pordenone) sembrava essere il luogo più adatto: lungo il corso del torrente, all’altezza dei paesi di Casso e di Erto(PN), il geologo Giorgio Dal Piaz e il progettista Carlo Semenza individuarono il luogo più adatto per costruire la diga a doppio arco più alta del mondo.

I controlli geologici iniziarono nel 1949 e con essi i primi atti di protesta delle amministrazioni coinvolte dal progetto. Nonostante le proteste degli abitanti della valle e i forti dubbi degli organi preposti al controllo del progetto, a metà degli anni ‘50 iniziarono i primi espropri fondiari e la preparazione del cantiere: i lavori per la costruzione della diga iniziarono nel 1956, senza l’effettiva autorizzazione ministeriale.

Nel corso dei lavori si dovette procedere ad aggiustamenti non previsti nel progetto originale: furono rilevate frane della roccia e fu reso necessario l’utilizzo di iniezioni di calcestruzzo per il consolidamento dei versanti.

A lavori ormai iniziati si produssero alcune scosse sismiche, la SADE fece pertanto effettuare ulteriori rilievi geologici che rilevarono l’esistenza di una grande paleofrana sul monte Toc; la quale avrebbe potuto cadere nel bacino artificiale formato dalla diga.

Nonostante questo, La SADE non inviò mai i rapporti di questi rilievi agli organi di controllo. Dopo la prima frana fu commissionata all’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche dell’Università di Padova una simulazione di disastro. Lo studio riprodusse in scala una possibile frana di 40 milioni di metri cubi, la dimensione stimata allora della frana, attraverso l’utilizzo di ghiaia. In base a questa simulazione, in seguito al disastro oggetto di critiche poiché considerata da alcuni troppo approssimativa, si determinò che il limite di invaso a quota 700 metri non avrebbe provocato danni. Dal 1961 al 1963 furono praticati numerosi invasi e svasi per limitare il più possibile le possibilità di smottamento del terreno circostante la diga: il 4 settembre 1963 si arrivò a quota 710. Gli abitanti della zona denunciarono movimenti del terreno e scosse telluriche, inoltre venivano chiaramente uditi boati provenienti dalla montagna.

diga

Dopo il disastro il Ministero dei Lavori Pubblici avviò immediatamente un’inchiesta per individuare le cause della catastrofe. L’ingegner Pancini – uno degli imputati – si suicida alla vigilia del processo. Il processo inizia nel 1968 e si conclude in Primo Grado l’anno successivo con una condanna a 21 anni di reclusione per tutti gli imputati coinvolti, per disastro colposo ed omicidio plurimo aggravato. In Appello la pena verrà ridotta e alcuni degli imputati verranno assolti per insufficienza di prove.Nel 1971 si conclude l’iter giudiziario con la cassazione che emette due sentenze di colpevolezza «per inondazione, aggravata dalla previsione dell’evento, compresa la frana e gli omicidi» per Alberico Biadene (5 anni di cui tre condonati), vice direttore generale del ramo tecnico della Sade, e per Francesco Sensidoni (3 anni e otto mesi, di cui tre condonati), ingegnere capo del servizio dighe della commissione di collaudo nominata dal Ministero dei Lavori Pubblici.

Nel 1997 la Montedison (che ha acquisito la SADE) verrà condannata a risarcire i comuni colpiti dalla catastrofe.

Oggi possiamo sostenere con certezza che quella fu una delle tante tragedie annunciate, che per denaro e irresponsabilità, non fu possibile impedire.

in memoria

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22 Commenti »

  1. Senpai detto,

    Ho trovato bello il film relativo (http://www.imdb.com/title/tt0214265/), forse vale la pena guardarlo per sapere come sono andati i fatti (+ o -) anche se rimane l’amaro in bocca (a dir poco).

  2. lameduck detto,

    Mai dimenticare…
    ciao

  3. Carlo detto,

    Il Vajont è stata una tragedia immane, ormai dimenticata. L’ha riportata alla ribalta un bravissimo Paolini, con il suo monologo. Una delle tante tragedie annunciate, che si risolvono dopo decenni con una mazzetta di denaro e chi si è visto si è visto.
    P.s. salutami Pibuo, e stai tranquilla che te lo tratto bene…vedo che siamo sulla stessa linea :-)

  4. chit detto,

    Io purtroppo vivendo la gioventù a Trieste ho seguito gli eventi sentendo l’evolversi delle varie versioni negli anni, fino alla verità del 1997. Onore a chi LA VERITA’ l’ha cercata dando un “po’ di giustizia” a quelle 1909 persone spazzate via dalla sete di progresso… non dimentichiamoli!?
    ciao

  5. sonia detto,

    Mi fermo a ricordare…

    sonia

  6. Stefania detto,

    @ Senpai: il film non l’ho visto, ma ho assistito allo spettacolo teatrale di Paolini…a dir poco agghiacciante la serie di cose nascoste o sottovalutate in nome del profitto!

    @ Lameduck e sonia: noi siamo la memoria e dobbiamo far si che chi verrà dopo di noi non dimentichi…solo così sarà più difficile sbagliare in futuro…

    @ chit: E già, tu sei di quelle parti…sicuramente la memoria sarà ancora più dolorosa lì…

    @ TUTTI: Ma voi avete visto qualcosa in tv che parlasse del Vajont? Io no…o mi è sfuggito o siamo solo noi a ricordarcelo…MAH?!

  7. sonia detto,

    Io si che l’ho visto, ma non stasera. L’avevano fatto vedere a Chi l’ha visto.

  8. Stefania detto,

    @ sonia: deve essere l’unico programma che ne ha parlato…io mi aspettavo almeno due misere parole al tg…invece niente, ormai è una delle tante tragedie del passato messe nel dimenticatoio…

    @ Carlo: proprio così…ti saluto pibuo…si siete in sintonia… ;-)

  9. Ciao.
    http://www.vajont.org

  10. Stefania detto,

    Benvenuto Tiziano e grazie della segnalazione!

  11. Federica detto,

    Ho letto un bellissimo libro della giornalista Lucia Vastano “vajont L’onda lunga” che parla di quello che è successo dopo. Mi pare molto interessante andare a vedere cosa succede dopo le tragedie. Si può scoprire che in fondo il peggio a volte avviene proprio dopo. Suggerisco a tutti la lettura.

  12. Stefania detto,

    Grazie del consiglio Federica! Ho letto qualcosa del “dopo”…ma mi hai fatto venire voglia di approfondire un po’!
    Benvenuta e a presto! ;-)

  13. Ciao!!
    Il libro della Vastano NON è nelle librerie (è sconosciuto, e scomodo).
    Lo si puo’ reperire a Trieste (Teatro Miela) oppure presso Cittadini della Memoria (per brevità, via http://www.vajont.org )

    Ciao!!

  14. Stefania detto,

    Grazie dell’aggiornamento ;-)

  15. Alessandra detto,

    Ho letto anche io “Vajont -L’onda lunga” della giornalista Lucia Vastano e l’ho trovato straordinario. Ho anche saputo che la giornalista è anche stata a Roma con un gruppo di superstiti per chiedere le scuse ufficiali dello Stato al presidente della Repubblica per quello che avvenne. Pare che ancora una volta un politico non riesca a pronunciare il “mea colpa”.

  16. Alessio Gabellini detto,

    Mi chiamo Alessio, ho 14 anni e vi scrivo dalla Toscana.
    Sono andato a visitare la diga 2 volte, ma nonostante la mia conoscenza in materia vorrei sapere ancora di più.
    Se mi potete mandare qualche cosa (testimonianze, foto ecc…..) ve ne sarei grato

    Grazie

  17. Gianni Guidi detto,

    Non ci sono parole…ogni volta che penso al Vajont la gola si stringe fino a chiudersi…Sono vicino a tutte le persone che ancora stanno soffrendo per questo evento tragico,e mi stupisco sempre più dell’indifferenza delle istituzioni e dei mezzi di informazione.
    Gianni

  18. greta detto,

    ciao questa tragedia ci ha toccato tutti e io ho visto solo i film perchè hai tempi non ero ancora nata ma conosco la storia e questi errori non si dovranno più ripetere!1

  19. elisa detto,

    il film è stato bellissimo e commovente. io sono stata lassù ed è un’emozione unica però fa anche male pensare che in quel luogo ci siano state tante vittime ho visitato anche casso e sinceramente mi piacerebbe vivere lì anche dopo tutto il male che perdura

  20. Tiziano Dal Farra detto,

    Ciao.
    La seconda versione (aggiornata) del libro “Vajont, l’onda lunga” della Vastano è uscito nelle librerie, ed. Ponte alle Grazie, euro 14.
    Imperdibile.

    Se ne consiglia la lettura. è l’UNICO libro sul “dopo”.

  21. VALENTINA detto,

    ho letto “sulla pelle viva” e “vasjont l’onda lunga” entrambi bei libri…anzi tristemente bei libri direi.
    Sono felice che tante persone ricordino, come me ciò che accadde in quel lontano 9 ottobre….una tragedia evitabile ma ahimè una tragedia non evitata a causa della sete di potere e di denaro dgegli uomini….in fondo il tributo di 2000 vittime cosa poteva importare a chi pensava di avere in mano le chiavi del progresso e dell’immortalità????
    un saluto a tutti

  22. Alberto detto,

    Ho fatto molta fatica a trovare in libreria il libro della Vastano “Vajont L’Onda lunga”. Ho tenuto duro e alla fine me lo sono letto in due notti. Esaltante: mi è sembrato così attuale non solo per capire il dopo Vajont, ma anche per farsi un’idea di come ha ragione quel giornalista siciliano che ha detto in occasione del terremoto in Abruzzo “io non darò un euro”. Non è essere poco generosi, è soltanto sfiducia in una classe politica (destra e sinistra che sia) che scopre le magagne della nostra società come l’acqua calda: quando ci mette il dito (o le mani) dentro. Penso che la giornalista Vastano abbia fatto scrivendo questo libro quello che dovremo fare noi tutti, come lei dice, “non lasciare le vittime sole a combattere per la giustizia”. Spero che il prossimo ottobre lei e la “sua gente” facciano ancora un presidio alla diga. Io ci sarò


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