Carissimo Pinocchio (molto più di una fiaba)

Visto che nell’articolo dei cinque incipit ho citato il libro Pinocchio, sono andata a ripescare questa analisi della fiaba nel mio vecchio blog…probabilmente qualcuno dei miei “nuovi” lettori non l’ha letta e qualcuno dei “vecchi” forse gradirà  rileggerla.

 

pinocchio.jpg C’era una volta…

– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.

Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:

– Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo, ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile, che disse raccomandandosi:

– Non mi picchiar tanto forte!

Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!

Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; apri l’uscio di bottega per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno! O dunque?…

– Ho capito; – disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, – si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare.

E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.

– Ohi! tu m’hai fatto male! – gridò rammaricandosi la solita vocina.

Questa volta maestro Ciliegia resta di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.

E’ ormai più di un secolo che la favola di Pinocchio affascina adulti e bambini, è stata rivista in mille salse: libri, cartoni animati, films, musicals…ma cos’è che gli ha fatto superare le barriere del tempo e giungere fino a noi con una simile freschezza, cos’è che ci commuove tanto?

Prima di tutto c’è una nascita, ma non è una nascita normale, Pinocchio nasce senza una mamma e già  grandicello…già  questo ci induce ad un senso di tenerezza…un bimbo che nasce senza aver provato il calore del grembo materno, senza affetto, senza coccole e tenerezza della sua mamma…

un bimbo così sente un tremendo bisogno d’amore e per “sostituire” la sua triste realtà  con una più accettabile comincia a dire bugie e a fare il monello.

Bisogna notare inoltre che questa fiaba è carica di riferimenti, di simboli, di allegorie…ad esempio, non vi ricorda niente il fatto che un padre si dedichi a “creare” suo figlio e che questo padre (per puro caso) sia un falegname?

Ed il naso che cresce ad ogni bugia, non è forse un simbolo fallico?

Troviamo il nostro eroe a cimentarsi nelle più disparate disavventure, alcune ricordano molto i riti iniziatici di alcune tribù, dove i ragazzini spesso vengono separati dalle madri, e dalle sorelle, per compiere un percorso di crescita che li porti a diventare adulti…la madre e la sorella sono rappresentate entrambe nella figura della fata Turchina ed il passaggio alla maturità  è simboleggiato dalla trasformazione del burattino in bambino vero, altre invece hanno un sentore di influenze bibliche, ad esempio l’incontro con il serpente, o filosofiche, come il ventre della balena che ricorda molto la “caverna” di Platone…

Si potrebbe andare avanti a lungo, soffermarsi sugli aspetti simbolici di tutti gli altri personaggi (e sono tanti), ma forse mi sono già  dilungata abbastanza (per il momento…magari tornerò sull’argomento)…

benignocchio.jpg

Quello che volevo far capire con questo mio intervento è che, spesso, rileggendo da adulti una fiaba, riusciamo a capire perchè da bambini ci ha tanto affascinati, commossi, a volte impauriti…quasi tutte le fiabe sono ricche di messaggi “subliminali” che giungono direttamente al nostro cuore senza passare per la coscienza…

 

L’analisi è un piccolo riassunto di un articolo di Iakov Levi, per leggere l’articolo completo clicca QUI

 

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